11.3.11

[RECE] Rango


Lasciate perdere le citazioni facili a Sergio Leone, che quelle sono buoni a vederle tutti.
Il film a cui Rango deve di più è a El Topo di Alejandro Jodorowsky.
Gli è debitore per la forma e per il contenuto. E per il viaggio interiore del personaggio.
E pure per la stranezza.
Perché Rango è un film davveeeeeeeeero strano.
A cominciare dalla sua violenza che è tanto nelle immagini e nelle situazioni quanto, e soprattutto, in una regia fatta di sequenze convulse, contorte, velocissime e brutali, come una cazzo di montagna russa su cui non possono salire i minori di anni dodici. Ma se è per questo, io dubito proprio che i minori di dodici possano godersi questo film in qualsiasi misura. Perché il labilissimo livello superficiale di puro intrattenimento che dovrebbe garantire una godibile fruizione "zero-cento" (il target a cui puntano tutti i film di animazione in computer grafica, in particolare quelli costosi come questo) non è assolutamente autonomo da tutto il sottotesto del film ma, anzi, ne è strettamente dipendente nella sua svolta narrativa più importante (che poi è anche la scena più bella, evocativa e fuori di testa di tutta la pellicola). Per il resto, cosa dire? Che il film combina in maniera riuscita e omogenea tutta una serie di riferimenti che omogenei non lo sono per niente.
E allora sì, Sergio Leone, ma pure tutta la cinematografia di Eastwood (e la sua mitologia) in generale, e poi Chinatown di Polanski, Pronti a Morire di Raimi, Paura e Delirio a Las Vegas e il Don Chisciotte di Gilliam, Apocalypse Now di Coppola, la saga della Torre Nera di Stephen King, lo Star Wars di Lucas, Il Signore degli Anelli di Jackson, i cartoni animati di Chuck Jones, il cinema di Kurosawa, John Wayne e John Ford e molto altro ancora. A cucire e imbellettare il tutto, la meravigliosa fotografia di Roger Deakins (mica cazzi), la strepitosa colonna sonora di Hans Zimmer (qui in una delle sue prove più ispirate), la folle direzione artistica che sovverte le proporzioni e il buon senso e tutto il comparto tecnico di livello incredibilmente alto.
Ma la cosa che più mi ha fatto amare Rango è il coraggio.
Quello che ci è voluto per fare un film che viola ognuna di quelle regole dell'animazione in CGI che sembravano scritte nella pietra fino a oggi e parecchie delle regole commerciali di Hollywood in generale.
Sembra quasi che Gore Verbinski, dopo aver messo il suo notevole talento visivo al servizio di quattro grosse marchettone (che comunque a me, non sono dispiaciute) si sia tolto lo sfizio di fare un film seguendo solo il suo estro. E ne ha tirato fuori un prodotto importante perché non solo è ardimentoso e ben riuscito, ma ha anche incontrato il successo di pubblico e critica, aprendo, di fatto, una nuova via per i film in CGI.
Insomma, consigliato.
Consigliatissimo.