21.12.11

[RECE] Mission: Impossible - Ghost Protocol -



Come dicevo QUI, oggi c'è stata l'anteprima di Mission: Impossible - Ghost Protocol -.

L'hanno fatta alla casa del Cinema, la mia sala preferita in assoluto per questo tipo di eventi perché è al limitare di Villa Borghese e a due passi da via Veneto, dove c'è l'Hard Rock Cafe e da una bella libreria Arion.
Quando mi capita di andare a vedere un film in quella sala, se la proiezione è alla mattina, il mio programma è sempre lo stesso: film, un panino mangiato da solo al bancone dell'Hard Rock rimuginando su quanto visto e infine un libro comprato sulla strada verso casa.
E così ho fatto anche oggi.

- Ho visto il film.

- Ho mangiato il panino e ho pensato a come impostare la recensione, promettendomi di parlare di un sacco di roba interessante.

- Ho comprato un libro.

- Sono tornato a casa.

Il problema è che, lungo il tragitto, l'idea di sprecare più tempo del necessario a parlare di questo film, mi è sembrata sempre più vuota e sciocca.
E non perché sia un brutto film.
Anzi, per quella che è l'offerta di film action che potete trovare in sala oggi (ovverosia, l'atroce secondo capitolo dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie), è un film più che discreto.
Ha una trama decente, uno script tollerabile con alcuni elementi ironici gradevoli, un buon cast (Simon Pegg su tutti), una regia sobria ma efficace, un ritmo abbastanza vivace senza essere fracassone ed effetti visivi modesti ma non tremendi (ormai bisogna accettare il fatto che questo sia lo standard della Hollywood durante la crisi).
Un prodottino a modo, insomma.
Che nell'arco di un'ora, mi sono già quasi scordato del tutto.

Restano solo alcune annotazioni mentali, che vi riporto per dovere di cronaca:

- I titolo di testa sono piuttosto fiacchi, concepiti in maniera confusa e realizzati male in digitale.
 Strano, tenendo conto del regista.

- Josh Holloway è dimagrito e tornato in forma, perdendo quella faccia gonfia da sono appena uscito da una clinica Betty Ford che gli era venuta da dopo la fine di Lost.


- Tra i suoi vari registri interpretativi (tra cui vogliamo ricordare l'uno-due mandibola serrata/mandibola rilassata, lo sguardo interdetto alla Dustin Hoffman e lo sguardo determinato alla Jack Nicholson), Tom Cruise ha rispolverato un suo vecchio classico: lo sguardo di sottecchi e il sorriso alla Paul Newman. Nulla di male, gli è sempre venuto bene. E adesso che ha le rughe intorno agli occhi è anche meglio.

- Brad Bird non è pervenuto. Forse la produzione gli ha legato le mani. Forse il budget non faraonico lo ha limitato. Quello che sia, del regista di alcuni capolavori Pixar (e del Gigante di Ferro) si vede traccia solo in alcune dimamiche legate al meccanismo azione-reazione-conseguenza (in particolare, tutti gli impatti e le cadute). Il resto è anonimato dell'action. Che è meglio dello stile invasivo e bollito di Ritchie, sia chiaro... ma da uno come Bird ci si aspettava parecchio di più.

- Il film non decolla mai. Ha un buon ritmo sin dall'inizio, è vero, ma passi la prima ora a chiederti quando succederà qualcosa di grosso che cambierà la marcia del film e poi capisci che la marcia è quella (una marcia alta ma non altissima) e quella rimane.

- Lo script cerca di parare qualsiasi what the fuck? che certe scene potrebbero suscitare nello spettatore, arrivando persino a usare l'espediente (pedante) dell'obiezione in scena con tanto spiegazione annessa. Il problema è che lo fa sui dettagli e poi si lascia sfuggire delle assurdità grandi come case (tipo un missile nucleare che vola sugli Stati Uniti, non segnalato o intercettato da nessuno o una scalata di un grattacielo bella a vedersi ma del tutto inutile... prendere una stanza a un piano più alto pareva brutto?). Altri aspetti, invece, sono proprio buoni e divertenti (il tocco ironico, i rapporti interni della squadra di Hunt, la tecnologia inaffidabile...).

- Non c'è una singola scena memorabile. Cioè, sulla carta ce ne sarebbero parecchie (la fuga dal carcere, l'esplosione del Cremlino, la scalata del grattacielo, l'inseguimento nella tempesta di sabbia, il combattimento nel parcheggio automatizzato), il problema è che la resa scenica non gli rende giustizia. Forse è colpa dell'inesperienza di Bird, forse del budget, non lo so. Resta il fatto che, pur con tutti i loro difetti, i precedenti capitoli di Mission: Impossible hanno comunque sempre consegnato qualche scena alla storia del genere action. Questo, no. Persino la non particolarmente significativa scena del ponte di J.J. Abrams ha un impatto emotivo superiore alla più rocambolesca sequenza di Bird.

- Il finalino è davvero, davvero, moscio.

In conclusione, un film da sei e mezzo.
Che in un periodo di vacche magre in cui anche un idiota come Guy Ritchie viene celebrato come eroe dell'action, non è malissimo.
Ma il fatto che un Mission: Impossible sia, grossomodo, allo stesso livello di un Salt, è una cosa che la dice lunga sullo stato in cui versa Hollywood, di questi tempi.

Aridatece Jason Bourne, insomma.