8.5.12

Ginko si merita di più.

Estratto dal volume qui sopra, realizzato dai tipi di Factamanent.
QUI, invece, trovate un pezzo di Diego sempre estratto dallo stesso volume.
QUI, invece, se volete comprare il volume (che è davvero pieno di bella roba).


GINKO SI MERITA DI PIU’
di Roberto Recchioni

Quando, alcuni anni fa, ho avuto l’indubbio onore di potermi cimentare con la scrittura di alcune storie Diabolik, la prima cosa che ho fatto è stata quella di allestire un tavolo operatorio su cui vivisezionare, nella maniera più scientifica e razionale possibile, la creazione delle sorelle Giussani.
Lo scopo del mio intervento di chirurgia esplorativa era duplice: da una parte volevo conoscere a fondo tutti i meccanismi narrativi del personaggio, il suo linguaggio, le cose che era giusto fare e quelle che sarebbe stato meglio evitare, per poter scrivere le migliori storie possibili.
Dall’altra parte, volevo scoprire il segreto del suo successo e rubarlo per nasconderlo in uno dei miei rifugi segreti, sparsi nel mondo del fumetto, in attesa di poterlo utilizzare per i miei scopi.
Non posso essere io a stabilire se la prima parte del mio piano sia riuscita o meno. Posso solamente dire che ho cercato di fare del mio meglio e che sono abbastanza soddisfatto del risultato.
Per quello che riguarda la seconda parte, invece, posso serenamente affermare di aver fallito E la ragione di questo fallimento è presto detta: non c’è alcun segreto dietro al successo di Diabolik. Quello che c’è, piuttosto, è un’equazione piuttosto cmplessa, composta da alcuni fattori ben individuabili e circoscrivibili e da altri, più volatili e sfuggenti.
In primo luogo c’è il carattere, l’intelligenza, il gusto, l’indole e la storia personale delle sue creatrici, due donne straordinarie, in grado di pensare fuori dagli schemi e capaci non solo di mandare in edicola un protagonista cattivo (non un anti-eroe ma un cattivo vero e proprio), ma pure di dargli uno stile unico, tanto nelle storie, quanto nel linguaggio e nel formato.
Poi c’è il talento e la straordinaria competenza di gran parte dei collaboratori di cui le due sorelle si sono sapute circondare nel corso degli anni.
E c’è il momento storico in cui Diabolik è venuto alla luce, un periodo di grandi rivoluzioni culturali e sociali che, difficilmente, si ripeterà mai.
Infine, e questo è stato l’elemento più difficile non solo da individuare ma anche da accettare, c’è il fatto che Diabolik è un personaggio italiano, nato in Italia pubblicato in Italia, principalmente.
Perché per gli italiani Diabolik è un eroe e un role model, al pari di quello che James Bond è per gli inglesi. E quest, ancheo grazie al fatto che, pur essendo un ladro e, all’occorrenza, uno spietato assassino, Diabolik non ha nessuna di quelle caratteristiche respingenti che caratterizzano, per esempio il suo prodromo Fantômas o il suo epigono, Kriminal. In compenso, il re del terrore è un uomo affascinante e seducente, che vive libero, rispondendo delle sue azione solo a sé stesso, senza nessun dovere od obbligo nei confronti del sistema, ponendosi anzi, in maniera antagonista rispetto a ogni tipo di istituzione. L’assassino fantasma (uno dei molti epiteti che gli hanno assegnato) ha l’intelletto di un genio, guida un’automobile da sogno, al suo fianco c’è una donna bellissima, forte, libera e disinibita, con cui forma una coppia di fatto unita dall’amore e dal rispetto reciproco. Ma, soprattutto, è un criminale che non paga mai per i suoi crimini cosa che, a giudicare dalla nostra storia recente e meno recente, è il sogno di qualsiasi italiano. In poche parole, una parte del successo di Diabolik deriva dal fatto che come personaggio ha saputo solleticare, blandire e sublimare i desideri egoistici e edonistici di un popolo che vorrebbe vivere come lui.
Anzi, che vorrebbe essere lui.
Sotto questo aspetto, e solo sotto questo, Diabolik è un personaggio così squisitamente italiano che, se non fosse per la sua classe innata, per la sua intelligenza, per la sua rigida deontologia professionale, per il suo codice d’onore, e per la classe della donna con cui si accompagna, si potrebbe quasi fare un inquietante paragone tra il Re del Terrore e un altro personaggio, in carne e ossa questa volta, che ha fatto leva sullo stesso tipo di debolezze popolari, incontrando anche lui una straordinaria popolarità e che, guardacaso, ha avuto anche lui problemi con gli uomini di legge.
E, visto che stiamo parlando di poliziotti, parliamo dell’altra faccia della medaglia di Diabolik, la sua nemesi e il suo contraltare, quell’ispettore Ginko che è un altro di quegli elementi che hanno contribuito al successo straordinario che stiamo analizzando.
Ginko, l’essere umano fatto di carne e sangue, costretto a combattere contro un nemico che è una macchina infallibile.
Ginko, il sempre sconfitto e mai perdente (la felice definizione non è mia ma delle Giussani) ispettore di Clerville a cui nessuno penserebbe mai di togliere il caso Diabolik, nemmeno dopo cinquant’anni di infruttuose indagini, perché nonostante tutto, è l’unico che ha la forza e il coraggio di opporsi a l’assassino dai mille volti. Ginko, che Diabolik lo ha quasi portato sulla ghigliottina, un paio di volte.
Quasi.
Ginko, il promemoria vivente di valori desueti e fuori moda come la dignità, l’impegno, l’austerità, l’abnegazione, l’integrità, lo spirito di sacrificio.
Ginko, la personificazione dell’altro volto del paese, il simbolo di quell’Italia onesta che ci crede ancora e che fa la sua parte. Con fatica, magari. Fallendo, alle volte.
Ma la fa.
Ginko, un uomo senza difetti tranne uno: il suo pessimo gusto in fatto di donne. Perché se Diabolik ha voluto accanto a lui una creatura indipendente e capace di tenergli testa come Eva Kant, Ginko si è scelto l’algida duchessa Altea Vallenberg.
Aristocratica e più vicina al ceto sociale delle sorelle Giussani di qualsiasi altro personaggio da loro creato, forse proprio per questo Altea è quello da cui hanno tenuto maggiormente le distanze. Del resto Altea Vallenberg è, in maniera sin troppo evidente, il quarto lato di un triangolo perfetto costituito da Diabolik, Eva Kant e Ginko, e l’unica a non sfoggiare una “K” nel nome. La duchessa, a voler essere gentili (è pur sempre una signora), è un elemento estraneo e alieno nelle raffinate dinamiche della serie, un noioso disturbo in una altrimenti perfetta relazione di amore e odio. Certo, ammettiamolo, molti autori si sono sforzati in tutte le maniere di dargli un certo peso e una sua dignità e la nobile ha più volte salvato la vita a Ginko... ma quante volte è stato lui a dover intervenire per cavare lei dagli impicci? E quante volte il ruolo della duchessa si è limitato a quello di paziente spalla, utile solo per dare modo a Ginko di esternare le sue riflessioni?
E poi, qual è il demome a cui Altea è costretta a restare fedele? Diabolik e Eva sono agenti del chaos e hanno la necessità totalizzante di sfidare il sistema e distruggerlo, colpendolo nel suo punto debole: il capitale. Ginko è un servitore dell’ordine e, come tale, ha il dovere di fermarli. Non è una sua scelta, è un imperativo genetico del personaggio. L’ispettore non potrebbe abbandonare la sua caccia a Diabolik più di quanto Ahab potrebbe smetterla di inseguire Moby Dick. E Altea? Cosa insegue, lei? Di certo, non il sogno di una vita con Ginko, visto che è disposta a lasciarlo quando si rende conto che per lui è più importante catturare Diabolik che salvaguardare il loro rapporto. E allora, venuto meno il suo ruolo di fedele compagna, pronta a sostenere Ginko in qualsiasi momento, che parte resta da interpretare alla Duchessa di Valberg se non quello di eterna fidanzata che impedisce al suo ragazzo di andare giocare a giocare al calcetto con gli amici?
No, ne sono certo: Ginko merita di meglio e di più.

8 commenti:

sraule ha detto...

Bellissimo volume, molto interessante.
Riguardo al tuo pezzo, mi rendo conto che non è aperto al dibattito, ma mi è venuta ugualmente in mente una cosa.
Credo che Altea abbia lo scomodo compito di mantenere Ginko legato alla realtà, che non è interamente costituita da Diabolik e dalla sua cattura.
Senza di lei, l'ispettore avrebbe da tempo ceduto all'ossessione di prendere Diabolik, diventando uno spostato fatto e finito.
Invece Ginko è piuttosto "normale". Ossessionato, certo, ma solo quanto normalmente lo sarebbe uno che viene frustrato in continuazione.
Certo, il ruolo di Altea non può essere simpatico e,coerentemente con questo, lei non lo è.

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

E i disegnatori lo hanno realizzato standogli di fianco, mai rubandogli la scena. Sempre al servizio ma mai subalterni.

scheletro ha detto...

io direi invece che diabolik non è il caos ma l'anarchia che come dici tu attacca il sistema nel capitale, eva kant è quello cosa che trattiene e canalizza l'anarchia non ti scordare che la ferocia che aveva diabolik quando era solo dopo eva kant è scomparsa, ginko come tu dici è schiavo della legge che è a difesa del potere e del capitale( ma non schiavo del potere) e altea è invece il potere che sta sempre intorno a chi si schiera a difesa della legge e gli è sempre più di peso e d'intralcio che di aiuto e conforto ecco che cosa è altea il potere, la sua rappresentazione più chiara e semplice. se vuoi passarmi la frase altea non è la donna che ginko si merita ma è la donna che è condannato ad avere

Tommaso ha detto...

Povera Altea... ma in effetti!

Articolo con molti spunti interessanti.

Viviana Boccionero ha detto...

Eva Cunt è quella cosa che trattiene e canalizza. Non è il caos della sburrata liberista, ma l'anarchia feroce del creampie post-capitalista.


Basta Diabolik, vogliamo Mafalda!

RRobe ha detto...

Per Scheletro: sì, hai ragione.
E proprio per questo, Altea non la sopporto.

Francesco "Pindaro" Diana ha detto...

Una riflessione meriterebbe anche il Ginko nell'editoria: anche lì meriterebbe molto di più il personaggio.

Paolo1984 ha detto...

il punto è che senza Altea Ginko sembrerebbe una specie di poliziotto-monaco totalmente ossessionato da Diabolik, come ha già detto Sraule. Sarebbe un fanatico, poco simpatico e alla fine anche poco "umano".
Perciò è importante che abbia vicino altea (che a me non è antipatica, affatto) ed è meritorio che gli sceneggiatori in questi anni abbiano cercato di are più spessore al personaggio