30.9.13

La Repubblica XL di Ottobre 2013. Di Orfani, Dylan Dog, Tiziano Sclavi, Secondamarea e Gipi. E del sottoscritto, ovviamente.

Dunque, di XL e di quello che sta succedendo alla rivista, nei prossimi giorni avrò modo di parlare sin troppo.
Oggi però, mi dedico a qualcosa di più leggere e piacevole: vi presento il numero appena arrivato in edicola.
QUI trovate l'editoriale.

Orfani. Massimo Carnevale.
Una delle due copertine (l'altra è con gli Arcade Fire, band che a me sta pure sulle palle, tzè).
Da quanto tempo era che un fumetto non conquistava la copertina di una rivista generalista?

Sommario. Con la mia faccia e la Bodeo di Dylan. Anzi, a dirla tutta, è la Bodeo di Francesco Dellamorte, dal set del film Dellamorte Dellamore.

Io e Tiziano apriamo la sezione "Movimenti". In questa foto sembriamo i due componenti di una band indie, di quelle che rifuggono la notorietà e piacciono tanto agli hipster. Mi odio.

 Intervista a Emiliano Mammucari e presentazione della serie Orfani.

 Preview della serie.

Questo è il pezzo forte: doppia intervista di Luca Valtorta a Tiziano Sclavi e al sottoscritto. A casa di Tiziano, e con Tiziano che si lascia fotografare. Sì, il mondo sta cambiando.

 Vi prego, non badate alla mia posa. Si fanno mille scatti, poi non sono io che decido. No, sul serio, fosse per me non mi sarei mai messo così. Davvero. Intendo: no, non mi hanno molestato sotto la doccia. No, non  mi sento sporco. Va bene, solo un pochino.

 Sì: sono seduto nello studio di Dylan.

 Approfondimento sul disco dei Secondamarea Gli Anni del Mare e della Rabbia. Il disco è allegato a Xl (se lo volete) e i testi dono di Sclavi. Una nota curiosa a margine: lo sapete che se la classifica dei dischi più venduti d'Italia conteggiasse anche quelli allegati alle riviste, ogni mese in testa svetterebbe il disco allegato a XL? E loro vogliono chiuderla questa rivista. Bah.

 La sezione "X-Voto".

 La recensione in anteprima di Luca Raffaelli. Che Luca è un amico e ci sono anche andato a cena a casa  quindi è tutto ilsolito magna magna. E, infatti, m'ha dato il voto più basso tra tutti i fumetti recensiti questo mese (un comunque dignitosissimo 7,5). Ma a Luca piace Miyazaki, se la sarà presa perché ho esultato quando il maestro ha detto che si ritira.

Un articolo di approfondimento sul nuovo libro di Gipi. Quello che deve ancora uscire. Che io l'ho letto perché è tutto il magna magna di cui sopra, e siamo amici e via dicendo. Il libro è bellissimo, una roba che mi ha strappato il cuore. Nun me rompete.

27.9.13

5 X TCBF

Ieri ho perso il treno.
Da oggi potete seguire me e gli altri via Favebook, Instagram e via

26.9.13

Non ancora un vecchio.



Buon compleanno Dylan Dog.
Cliccate per scoprire il regalo.

CANALE 666


Domani esce in edicola il numero 325 di Dylan Dog, il primo albo della fase uno, il primo della serie regolare curato da me e Franco Busatta.
Quest'anno, vi racconteremo gli albi in uscita, oltre che sulla pagina social di Dylan (che trovate QUI), sul sito della SBE e (ovviamente) su questo blog, anche attraverso una rubrica radiofonica realizzata in collaborazione con Radio RDM.
Il titolo della rubrica è CANALE 666.
QUI trovate il primo podcast per riascoltare la prima puntata.
(non badate alla foto che è tremenda).

Interviene, oltre al sottoscritto e a Chiara Felici, anche l'autore unico dell'albo di questo mese, il maestoso Carlo Ambrosini.


L'avventura è l'avventura.


Questo il mio ricordo.

24.9.13

lo stai facendo sbagliato.

"Salve.
Sono il Presidente dell'associazione culturale XXXnimation e volevo invitarla ad inviarci, entro il 30 settembre, una recensione di presentazione in formato word (concepita come fosse una lettera agli amici e non come un freddo testo pubblicitario) in cui parlare del progetto "Orfani", di voi autori e disegnatori, della vostra passione per la cultura del fantastico e, quindi, dei vostri progetti ed alcune immagini a 300 dpi di risoluzione (logo, staff, copertina etc.); il tutto verrà pubblicato nella nostra webzine mensile free download  (una vetrina pubblicitaria gratuita per coloro che per hobby e professione si interessano alla cultura del fantastico a 360°) che sarà on-line il primo ottobre. Grazie mille"

Lo stai facendo sbagliato.
E se il motivo non lo capisci, stupido io a provare a spiegartelo.



23.9.13

Il Numero Zero di Orfani lo leggete da QUI.

LEGGI IL NUMERO ZERO DI ORFANI.



Orfani Numero 0: come, dove e quando trovarlo... e che aspetto ha.



Questo il comunicato stampa diffuso oggi:
Una nuova tappa per la collaborazione tra Multiplayer.it Edizioni e Sergio Bonelli Editore

Il numero Zero di Orfani arriverà in cartaceo e digitale, gratuito e nei luoghi più vicini ai videogiocatori.
Il sodalizio tra fumetti e videogiochi continua!

Oltre 60 mila copie in omaggio attraverso le spedizioni di Multiplayer.com, nei Gamestop, e per la prima volta nell’Area Games a Lucca Comics & Games presso lo stand di Multiplayer.it Edizioni e Sergio Bonelli Editore. La versione digitale sarà liberamente scaricabile su Multiplayer.it.

Un’anteprima straordinaria, che anticipa di alcune settimane l’uscita di un prodotto che rischia di segnare una svolta epocale nel mondo dei fumetti, poiché è la prima SERIE INTERAMENTE A COLORI della casa editrice che ha dato i natali a Tex e Dylan Dog.
E’ Orfani, la serie di fantascienza di Sergio Bonelli Editore, in edicola dal 16 ottobre, creata dal curatore di Dylan Dog, Roberto Recchioni, e dal disegnatore Emiliano Mammucari.
Grazie alla collaborazione tra la storica casa editrice di Via Buonarroti e Multiplayer.it Edizioni, che provvederà alla distribuzione, è nato il numero Zero di Orfani, un albo a colori di 16 pagine, in grado di offrire una panoramica inedita sui vari episodi della saga, sui personaggi e sui momenti più emozionanti: un “trailer” per definirlo in termini cinematografici, in grado di lasciare il lettore con il fiato sospeso.

Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla”
-Lao Tzu-

La Fine è solo l’inizio”- A partire dal 25 settembre il numero Zero di Orfani verrà distribuito gratuitamente a corredo delle spedizioni di Multiplayer.com, l’e-commerce numero uno in Italia per la vendita di prodotti d’intrattenimento elettronico, in 500 punti vendita Gamestop per ogni acquisto e a tutti coloro che ne faranno richiesta.
Inoltre l’albo sarà disponibile in digitale su Multiplayer.it e sul sito di Multiplayer.it Edizioni, scaricabile sempre da lunedì 23 settembre gratuitamente.

Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, che hanno creduto e voluto fortemente che il mondo del fumetto e quello dei videogiochi trovassero una via di comunicazione ed un modo per dialogare, spiegano così i motivi che hanno spinto Bonelli a suggellare l’operazione:

Il fumetto e i videogiochi si nutrono delle stesse cose, si influenzano a vicenda da sempre e hanno spesso un pubblico comune. La collaborazione nata con Multiplayer è solo la logica conseguenza di questo ragionamento. E del fatto che noi di Orfani amiamo molto i videogiochi, ovviamente!” – afferma Roberto Recchioni – “Nella collaborazione con Multiplayer abbiamo visto l'opportunità di raggiungere un target di utenti più ampio e interessato al genere di proposta portata avanti dalla casa editrice.” – conclude Emiliano Mammucari.

Il numero Zero disponibile durante gli eventi videoludici più importanti in Italia.

La proficua sinergia tra due realtà consolidate e specialisti dell’intrattenimento, continuerà a Lucca Comics&Games (dal 31 ottobre al 3 novembre) e vedrà per la prima volta la presenza di Bonelli nell’area Games, all’interno del Padiglione Carducci, con uno stand (A1008 e A907) adiacente a Multiplayer.it Edizioni e dedicato alle due saghe bonelliane del momento: Orfani e Dragonero.

La settimana precedente, invece, il volume sarà disponibile a Games Week 2013, a Milano dal 25 al 27 ottobre, presso lo stand di Multiplayer.it per tutti lettori che numerosi affolleranno l’intenso weekend di passione videoludica.




Workshop gratuito Scuola Romana di Fotografia e Cinema. L'anno scorso è stato Asso, quest'anno Orfani.

WORKSHOP GRATUITO “ORFANI - BONELLI” 
con Roberto Recchioni e Giovanni Bufalini

Scuola Romana di Fotografia e Cinema
presenta

WORKSHOP GRATUITO
per due borse di studio al Master di Cinematografia della SRFC

3° edizione
Roma FotoFestival
Martedi 24 Settembre 2013

Il workshop è per chi vuol partecipare alla progettazione del Live Action Trailer della nuova serie a fumetti “Orfani” della Sergio Bonelli Editore.

Per la partecipazione all'incontro è stato stabilito un numero massimo di 30 persone. La selezione avverrà in base a un questionario da compilare che va richesto direttamente alla scuola.

La Scuola Romana di Fotografia e di Cinema offrirà ai partecipanti più meritevoli 2 borse di studio parziali per frequentare la nuova edizione del Master di Cinematografia che partirà ad Ottobre 2013.

PROGRAMMA

Una lezione/incontro di quattro ore. Dalle 14.00 alle 18.00.

Nella prima parte, una breve presentazione della struttura narrativa e visuale della nuova serie a fumetti “ORFANI” della Sergio Bonelli Editore. 

I due docenti forniranno poi ai partecipanti al workshop il soggetto del Live Action Trailer da realizzare e saranno gli allievi stessi, singolarmente o in gruppo, a dover progettare la loro versione di shooting list o di storyboard su indicazioni degli autori. 

Nella seconda parte, verifica dell’esercizio assegnato e analisi approfondita di quanto realizzato. 

Dalla valutazione degli esercizi consegnati saranno poi assegnate le borse di studio e gli allievi selezionati saranno invitati a partecipare alle riprese sul set del Live Action Trailer prodotto della Scuola Romana di Fotografia e Cinema. Che sarà presentato dalla Bonelli a Lucca Comics and Games 2013. 

Per partecipare al workshop gratuito bisogna compilare il questionario per l'iscrizione. Contattare:
SCUOLA ROMANA DI FOTOGRAFIA E CINEMA
Tel. O6 4957245 – Via Giosuè Borsi 18 ROMA
www.scuolaromanadifotografia.it
www.scuolaromanadicinema.it



L'anno scorso, da questa collaborazione, è nato questo:


Splinter Cell: Blacklist - la recensione -



Difficile parlare oggi di un videogioco che non sia GTA V.
E, lo ammetto, se a questo nuovo capitolo delle vicende di Sam Fisher non avessi giocato prima dell'uscita del mio ritorno per le strade di Los Santos, ammette che probabilmente questa recensione sarebbe uscita con molto ritardo. O mai.
E sarebbe un peccato perché il nuovo gioco della Ubi Soft è pieno di qualità, anche se manca, sostanzialmente, d'innovazione. Del resto però, c'è da dire che quando si è provata la strada della sperimentazione all'interno della serie (con Splinter Cell: Conviction, il capitolo precedente a questo), quasi si uccideva il marchio e quindi, forse è melio così.
Dunque, tutto il discorso del gameplay riprende le fila da quanto era stato fatto in Double Agent (quarto episodio della serie), incorporando al suo interno molte soluzioni ben funzionanti di altri titoli Ubi Soft.
C'è l'indicatore circolare di visibilità preso di peso da Far Cry 3 e, sempre dal titolo survival c'è tutta l'intelligenza artificiale dei cattivoni, c'è la struttura delle mappe che sembra uscire da un Assassin Creed come, sempre dalla saga degli assassini, sembrano prese le corse sui tetti, una certa maniera di appendersi e nascondersi, il modo in cui la folla reagisce al nostro passaggio e tante, ma proprio tante, animazioni. La fase di briefing delle missioni (molto accurata e completa) è stata presa invece da un altro gioco targato Tom Clancy: Ghost Recon - Future Soldier- (sempre Ubi Soft).
Il resto è un Splinter Cell piuttosto classico: ci si infiltra, ci si muove nelle ombre, si uccide silenziosamente e si fanno sparire i cadaveri (caratterista eliminata nel molto criticato Convinction). Se invece essere furtivoi non fa per voi, potete sempre aprirvi la strada con tonnellate di piombo. Non è una strategia che il gioco premia, ma è comunque possibile metterla in atto.
La campagna single player è piuttosto lunga e articolata e, attraverso un hub mascherato in stile Mass Effect (in sostanza, l'aereo-base di Fisher è il luogo da cui si può accedere a tutti gli aspetti del gioco, senza mai dover ricorrere a un menù) si può prendere parte a tutta una serie di missioni aggiuntive, sia per il gioco solitario, sia per il cooperativo che per il multiplayer competitivo. I bonus e il denaro accumulato potranno essere spesi per migliorare le abilità e l'equipaggiamento del proprio personaggio e saranno utilizzabili in qualsiasi modalità di gioco. Questo aspetto è l'idea migliore di Blacklist perché abbatte ogni separazione tra le tipologie di gioco offerte dal titoli, permettendo al giocatore di muoversi da un aspetto all'altro senza mai uscire dalla storia e senza soluzione di continuità.
Fate una missione della campagna principale, la completate, investite i soldi equipaggiati in una nuova arma, usate la nuova arma in una partita di team deathmatch online, vincete, fate altri acquisti, insieme ad un compagno giocate una missione co-op che, una volta completata, vi sarà un piccolo vantaggio nella prossima missione della campagna in solitario. E via da capo.
A parte questo aspetto davvero riuscito, il resto del titolo si attesta su livelli medio alti: la realizzazione tecnica è più che dignitosa (anche se il motore grafico appare un poco obsoleto rispetto alla concorrenza attualmente sul mercato), il gameplay decisamente rodato (pure troppo, diranno alcuni) e la sceneggiatura molto ben scritta.
Quindi, in conclusione, questo Blacklist è un gioco solido, con tanti contenuti, realizzato con competenza, che stravale il prezzo che costa.
Ma allora perché non mi strappo i vestiti?
Un poco perché il titolo non propone davvero nulla che non si sia visto in qualche altro capitolo della serie o in qualche altro gioco della casa che lo produce (e sì: vedere le stesse interfacce grafiche, le stesse animazioni e le stesse texture non sarà qualcosa che inficia effettivamente sul gameplay ma da al gioco un'aria da discount che non gli giova), e un poco perché l'ultima avventura di Sam Fisher esce in un periodo in cui ci sono almeno tre capolavori sulla piazza (Last of Us, Diablo III e, ovviamente, GTA V), giochi che davvero spingono al limite la Current Gen, anticipando meravigliosamente la next.
Se fosse uscito un solo anno fa, questo sarebbe stato un titolo imprescindibile, oggi è solo un gioco con cui ingannare il tempo nell'attesa delle nuove console, nel caso in cui abbiate già completato i titoli di cui sopra: bello, ma non indispensabile.
Il discorso, ovviamente, decade se siete appassionati della serie perché, in questo caso, sappiate che Blacklist è il capitolo più ricco, completo e ben orchestrato


20.9.13

Topolino Panini


La prima copertina (di Giorgio Cavazzano) è da incorniciare per intelligenza e per quanto è divertente.

18.9.13

Lo ammetto, è colpa mia.


"Lo ammetto, sì: sono stato colpevole per Carnevale, ma non potranno portarmi in tribunale per questo.
L’idea è venuta a me e a Mammucari mentre facevamo colazione, seduti sulla moquette. A un certo punto lui ha cominciato a mangiare una fetta di melone, subito ci siamo dati un’occhiata complice.
Abbiamo deciso di non dire niente a Massimo per avere una reazione più realistica, non da disegnatore ma da uomo. Lui piange, urla, si sente ferito. E in qualche modo è stata ferito perché non gli avevo detto che ci sarebbe stato quel logo ingombrante sopra le sue immagini. Non credo che avrebbe disegnato allo stesso modo se l’avesse saputo.
Sicuramente Massimo avrebbe avuto bisogno di essere protetto dopo, ma pensavo già a un'altra copertina. Sono cose gravi ma è anche così che si fanno i fumetti: le provocazioni a volte sono più importanti delle spiegazioni."






- per quelli non dotati di ironia: si scherza su una faccenda ridicola.


Dylan Dog Gigante 2013: una nazione ZOMBIE!


Questa la copertina.
Se poi vi interessa conoscerne la genesi, andate QUI.


17.9.13

Gravity - la recensione -


Per quanto io ami perdere tempo prendendo molto sul serio delle cose trascurabili, la mia idea di cinema, di cinema vero, è piuttosto radicale.
Per ridurla in termini semplici, per me il cinema più puro e degno d'attenzione è quello che trasforma la parola scritta in immagine in movimento nella maniera più estrema. Per farvi capire, per me C'était un rendez-vous di Lelouch è lo zen del cinema e trovo che sua un film incredibilmente ben scritto, pure se racconta solo di una lunga corsa tra le vie di Parigi, senza una parola e con solo una scena realmente narrativa (quella finale).
In quest'ottica non è quindi difficile capire che tra i miei registi preferiti ci siano il primissimo Spielberg, Kubrick tutto, Hawks per larga parte, Peckinpah sprazzi, il primissimo Leone, tutto il Kurosawa non neorealista, l'Hitchcock più estremo, il John Ford non ancora consapevole di essere John Ford, Carpenter, Mann, Friedkin, Truffaut, Tarkovsky, Ridley Scott (quando in forma), e che tra i miei film preferiti ci siano Duel, Distretto 13, Solaris, Lo Squalo, Un Dollaro D'onore, 2001 Odissea nello spazio, Il Mucchio Selvaggio, Ombre Rosse, Gli Uccelli, Intrigo Internazionale, L'Ultimo dei Moicani, L'Infernale Quinlan, Alien.
In sostanza, la mia idea di cinema riflette il concetto orientale che il pensiero e la parola che non si trasformano in azione-gesto, sono pensieri e parole inutili, se non dannosi.
E per questa ragione che nutro una passione per il cinema d'azione più insensato. Non tanto perché mi piacciono i botti e le esplosioni (anche) ma perché gli action movie e le loro estremizzazioni, si avvicinano spesso (quasi sempre in maniera inconsapevole, purtroppo) a questa idea di cinema (vedere alla voce Transformers 3).
Ma perché sto facendo questa premessa?
Perché sto per dirvi che, per me,  Gravity di Alfonso Cuarón, è un capolavoro assoluto e vorrei che vi fosse chiara la ragione.

La storia in due righe:
due astronauti rimangono alla deriva nello spazio e devono trovare un modo di "conquistare la Terra".
Fine.

E il film è tutto qui.
Solo che è di più di un Open Water nello spazio perché Cuarón non è un mediocre regista di serie B come tanti ma è uno che ha talento (tantissimo talento) che studia e che ha una profonda consapevolezza del mezzo espressivo che ha tra le mani.
Non c'è una singola sequenza di Gravity che non sia cinema nella forma più pura e potente.
Non un movimento di camera che non sia scrittura.
Non un'inquadratura che non abbia il valore di centinaia di pagine di testo.
Tutto è così pregno di linguaggio che persino la molesta presenza a schermo di Sandra Bullock viene redenta di ogni colpa, trasformandosi pure lei in raffinato strumento di narrazione.

ATTENZIONE: adesso ripeterò la parola "spazio" un centinaio di volte.

Essere un regista significa trovare un proprio sguardo sulle cose all'interno di uno spazio finito, accettando i limiti e le imposizioni intrinseche di queste processo.
L'ambientazione di Gravity permette a Cuarón di liberarsi da queste costrizioni perché lo spazio scenico del film è infinito, sgombro da qualsiasi ostacolo e sollevato dal peso della gravità.
Questo significa che ogni cosa che inquadra e la maniera in cui la inquadra, sono frutto solo della sua volontà e non toccati da limiti tecnici o fisici. In mano a un regista meno consapevole, tutta questa libertà si sarebbe potuta tradurre in un disastroso sfoggio di sterili virtuosismi utili solo a fare fare "ohhhh" allo spettatore, invece Cuarón  non perde mai il filo del suo discorso e mette tutto al servizio della narrazione.
La sua capacità di raccontare attraverso le immagini in movimento è talmente limpida, precisa e a fuoco che i (pochi) dialoghi presenti sono quasi una fastidiosa concessione al pubblico più facile che vuole pure l'aspetto "umano" piuttosto che una reale necessità della pellicola.
Lo spazio, inteso come luogo fisico in cui è ambientata la vicenda, diventa ragione del linguaggio (e Cuarón  lo sfrutta per fare una lezione teorica e pratica di cinematografia), il linguaggio, diventa ragion d'essere del film.
Cosa sarebbe il cinema libero da tutti i legacci che lo costringono al suolo?
Sarebbe 2001 Odissea nello Spazio. 
Se però il capolavoro di Kubrick non fosse disponibile, sarebbe Gravity.



10.9.13

Scritti nella Sabbia

pezzo apparso per la prima volta nel numero di luglio-.agosto 2013 della rivista XL.


Nella mia vita, ho ricevuto insulti di tutti i tipi. Il mio fisico è stato insultato. Il mio carattere è stato insultato. La mia famiglia è stata insultata. Persino il mio cane ha avuto la sua buona dose di epiteti. L'insulto che però, tra tutti, mi ha colpito di più, è stato quello di un anonimo wannabe (un aspirante fumettista) che mi ha detto “sei scritto nella sabbia”. Che significa che adesso ci sei ma che, tra un attimo, non ci sei più e domani nessuno si ricorderà di te. Ora, io non so se sono scritto nella sabbia ma, nel dubbio, sto cercando di lasciare il mio nome ovunque mi capiti, giusto per scongiurare l'evenienza. Ma perché vi sto discendo questa cosa? Perché gli amici sono quelli che devono dirti che il taglio di capelli che ti sei fatto ti fa apparire un idiota. E se non lo fanno, non sono amici. Ecco, Diego Malara, coordinatore edioriale della etichetta 9L della Panini Comics, oltre che collaboratore di lunga data della rivista che tenete tra le mani, è pure un mio amico personale.
E, appunto perché siamo amici, adesso mi tocca dirgli qualcosa di antipatico. Sia chiaro: è per il suo bene. E per il bene del fumetto tutto.
Diego, tu e la Panini avete appena pubblicato un capolavoro come Tale of Sand di Jim Henson, Jerry Juhl e di quel genio del fumetto di Ramon K. Pérez, e lo avete pubblicato in un'edizione di straodinaria fattura (anche se il prezzo è un poco altino, diciamolo). Insieme a questo titolo, avete già dato alle stampe altri libri fantastici come Freud di Corinne Maier e Anne Simon, Jerusalem di Nick Bertozzi e Boaz Yakin, Essex County di Jeff Lamire. E tra poco il vostro catalogo si arricchirà anche dell'edizione definitiva di Love & Rocket dei fratelli Hernandez e di un mucchio di altra roba. Io potrei essere un vostro fan e, come me, molti altri. Ma se vi ostinate a non farlo sapere a nessuno che state facendo questi fumetti, se li gettate nel vodtro tritacarne produttivo, trattandoli al pari di un qualsiasi fumetto di supereroi usa e getta, se vi intestardite nel cercare di venderli nei canali sbagliati, finirà che tutti questi splendidi volumi, spariranno nel nulla. Cancellati come una scritta nella sabbia, appunto.

Perché la Panini ha dalla sua una potenza di fuoco enorme e non fa fatica a replicare la forma e la linea di quanti, in un determinato settore e con un certo tipo di opere, stanno già avendo successo. Il problema è l'amore. E quello, mi dispiace, ma non si può comprare.
Dategli amore a questi libri. E loro ve ne daranno a loro volta.



6.9.13

Parte uomo, parte poliziotto... tutto Raiden.


Dunque, da questo trailer capiamo che Alex è un detective e non un poliziotto di ronda.
Male.
Che muore per una banalissima bomba nell'auto.
Malissimo.
Che non c'è, o non si è visto nel trailer, un Clarence Boddicker e la sua banda.
Malissimo.
Che Robocop si muove veloce e dinamico come Raiden di MGS.
Male.
Che Robocop fa le faccette.
Tragedia.
Il resto non sembra male.
E il regista continua a farmi ben sperare.


5.9.13

2.9.13

Lipstick Whore.

Amo Internet. Ogni giorno scopro una perversione nuova. Onestamente, quando incappi in una moda come il lipstik whore, ma come fai a non fargli un omaggio?



Riddick - la recensione -

Dividiamo questa recensione in due parti: quella senza spoiler e quella con spoiler.
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RECENSIONE SENZA SPOILER
Quando Pitch Black uscì a cinema, fu una versa sorpresa perché tanto i soggettisti e lo sceneggiatore, quanto l'attore protagonista erano dei sostanziali sconosciuti e nessuno si aspettava nulla da un filmetto di fantascienza di seconda fascia. La pellicola risultò asciutta, piena di rimandi carpenteriani e, soprattutto, graziata dal carisma magnetico che Vin Diesel aveva dato a un personaggio che, in altre mani, sarebbe risultato poco più che un clone di Snake Plissken-Napolene Wilson.
Il successo di Pitch Black però fu a carburazione lenta e mentre il film cresceva, assumendo a poco a poco i contorni di piccolo cult del genere SF, da una parte Vin Diesel diventava un divo, dall'altra David Twohy lavora a Below, pellicola di orrore e sottomarini assolutamente meritevole che, però, veniva bellamente ignorata.
Ed è a questo punto che la Universal si sveglia, capisce di avere per le mani un personaggio e una franchise di potenziale successo, e molla a Twohy e Vin Diesel uno sfracasso di soldi per espandere l'universo del criminale galattico noto con il nome di Richard B. Riddick.
Cosa che Twohy e la sua squadra di sceneggiatori fanno anche troppo.
Chronicles of Riddick è un film talmente grosso che sono quasi due film e mezzo.
C'è il film con i necromongers, che è pesante, noioso, barocco, a tratti, involontariamente comico e con un Riddick del tutto fuori contesto.
C'è il film su Crematoria, che riprende i meccanismi del primo capitolo in maniera intelligente e che tira fuori tutto il potenziale del protagonista.
E poi c'è il finale, che è mezzo film su come Conan il barbaro diventa re di Aquilonia.
Nel suo insieme Chronicles è una pellicola afflitta da gigantismo e uccisa dall'ego di un regista afflitto dalla smania di creare un mondo e con troppi soldi a sua disposizione. A rendere la delusione ancora più cocente c'è il fatto che due prodotti paralleli legati allo stesso universo sono invece ottimi (parlo del cartone animato Dark Fury e del videogioco Escape From Butcher Bay), a dimostrazione che il personaggio funziona, se ci si ricorda quali sono le caratteristiche fondamentali.
Visto il notevole flop del film, per qualche anno Riddick viene messo in punizione, poi, grazie all'insistenza di un sempre più popolare e potente Vin Diesel, il progetto di una terza pellicola diventa realtà.
La Universal però fa un discorsetto chiaro a Twohy:

- David, ci devi fare un film piccolo, semplice ed essenziale. Una roba figa con Vin Diesel che spacca culi dall'inizio alla fine, capito?

- Certo! Che ci vuole? L'ho già fatto.

- E magari mettici anche una buona idea. Che non sono strettamente necessarie ma alla gente fanno colore...

- Figurarsi, di buone idee ne ho almeno due!

- E niente più cazzate di furiani, necromonger e di tutto quel cazzo di universo che ti sei inventato che non frega niente a nessuno. La gente vuole Riddick. Riddick e basta. Conan nello spazio...

- Certo, certo... tutto chiaro!

- Questo deve essere un reboot, una roba che anche chi non ha visto i primi due film deve capire...

- Il pubblico di massa, naturale!

- Ma deve anche accontentare gli appassionati della serie...

- La fan base è importante!

- Ti è tutto chiaro?

Twohy annuisce.
Poi gira un film che si apre con una spiegazione di dieci minuti su che fine abbiano fatto i necromomger di Chronicles, imbastisce tutta la trama attorno a un personaggio di Pitch Black e spreca due idee platealmente buone, sacrificandole nella bieca ripetizione di quanto già visto.
Vai a capire...

Parlando solo del film, Pitch Black era un film a basso budget con un utilizzo estremamente limitato (e di basso livello) di effetti digitali e green screen.
Chronicles era un film ad altissimo budget con un uso eccessivo (ma di altissimo livello) di effetti digitali e green screen.
Questo Riddick combina i due approcci, facendo un uso eccessivo di effetti digitali e green screen, ma di pessimo livello. In sostanza, il peggio dei due mondi in un solo pacchetto.
Mettetevi l'anima in pace: la qualità visiva degli effetti di questo film è inferiore alle cinematiche di un gioco per Playstation 3. E non c'è una singola inquadratura che non contenga immagini digitali.
Se potete accettarlo, mettendo il tutto sullo stesso livello di qualche brutto mostro di gomma, bene. Altrimenti non ci provate proprio a vedere questa pellicola perché vi farà fare solo il sangue cattivo.
Per il resto, il film ha una bella parte iniziale, uno svolgimento centrale non malvagio ma decisamente non brillante e una pessima, pessima, pessima conclusione.
Il personaggio di Riddick viene utilizzato splendidamente nel primo atto, bene nel secondo, malissimo nel terzo. Il ritmo è discreto, i dialoghi - a tratti - divertenti, la regia maschera male gli evidentissimi problemi di budget, sottolineando in maniera imbarazzante l'enorme gap tra le aspirazioni di Twohy e i mezzi a disposizione.
Stringendo, Riddick è un film poco furbo, afflitto, ancora una volta, dall'ego fuori misura del suo regista.
Chronicles falliva perché la Universal aveva lasciato fare a Twohy quello che voleva. Riddick fallisce per la ragione opposta. E e per il fatto che, pur avendo due intuizioni splendide che sarebbero bastate e avanzate per fare della pellicola un gioiello, la sceneggiatura decide deliberatamente di ignorarle per andare avanti senza alcuna convinzione su una strada già battuta e priva di interesse.
Il finale affrettato e buonista poi, è quasi il colpo di grazia per il personaggio di Riddick.
In sostanza, un filmetto da cinque che giudico con estrema durezza perché rovina un bel personaggio e spreca un'ottima occasione.

E adesso passiamo alla parte con SPOILER:

Dunque, parlavamo del fatto che il film sprechi malamente un paio di ottime idee.
Partiamo dall'inizio:

- La pellicola si apre con la mano di Riddick che spunta da delle macerie.
Arriva un grande avvoltoio alieno e la becca. La mano scatta, prende l'avvoltoio per il collo e lo uccide.
E se c'erano ancora c'erano dubbi che Riddick non fosse altro che Conan nello spazio, ce li siamo tolti dalle scatole per sempre.

- Poi c'è una scenetta di cinque minuti che si fa carico di collegare la pellicola precedente con questa e spiegarci perché Riddick non è più il capo dei necromonger. Una roba abbastanza brutta e insensata visto che il film dovrebbe essere un nuovo inizio, quasi autonomo rispetto alla pellicola precedente e, invece, c'è un sacco di continuity che, se non hai visto il capitolo prima, non capisci. Riddick, oltretutto, ci fa la figura del pollo. Ma, perlomeno, è una figura del pollo che ha senso perché sta a spiegare allo spettatore che Riddick ha perso il suo istinto animale, che è diventato bolso e lento. Una specie di autocritica meta-cinematografica da parte di Vin Diesel e Twohy a Chronicles.

- Riddick si riprende. Ha una gamba spezzata e si trova da solo su un pianeta desertico molto ostile.
La prima mezz'ora buona di film è solo lui contro il pianeta in una appassionante lotta per la sopravvivenza. E sembra che le cose debbano continuare così per tutto il film.

E tu spettatore pensi: Riddick lotta contro il pianeta per ritrovare la sua più intima natura! Un film estremo e originale! IDEA DELLA MADONNA!!

- Invece, no. Riddick trova un insediamento umano, una specie di rifugio per i bouty hunter e, per andarsene dal pianeta, ha la bella pensata di mandare un messaggio con la sua posizione. Avendo Riddick un'enorme taglia sulla testa, sul pianeta arriva non una squadra di cacciatori di taglie ma due.
Riddick inizia a terrorizzarli e a ucciderli uno a uno.

E allora pensi: ah, no. E' un ribaltamento di Alien con Riddick al posto dello xenomorpho. Figo. Meno estremo e originale dell'idea precedente ma figo uguale!

- Ma non succede nemmeno questo. Dopo poco si scopre che il pianeta è infestato di mostri che escono fuori con la pioggia e Riddick e i mercenari superstiti sono costretti ad allearsi per salvare la pelle. Si scopre che uno dei cacciatori di taglie ha un conto aperto con Riddick perché lo accusa della morte del figlio (il tossicomane di Pitch Black) e di nuovo il film si impantana in una continuity di cui nessuno sentiva il bisogno.
Tutto il terzo atto è una fotocopia brutta di del primo capitolo della serie con la differenza che è più brutta e priva di idee e che Riddick, alla fine, è sconfitto e se non ci fosse una donna a salvargli le chiappe, schiatterebbe come un idiota. Alla faccia del recupero dei suoi istinti animali. Finale di buoni sentimenti con Riddick che ha ritrovato la fiducia negli esseri umani e fine. La trama dei necromonger, lasciata aperta nel preambolo, resta appesa per il prossimo capitolo. Come una maledizione.

In sostanza: BAH.
Il film esce nelle sale italiane il 5 settembre.