24.2.14

La lezione di Lady Mafia.


Dunque, il mondo del fumetto tutto è sconvolto dall'arrivo in edicola di Lady Mafia, fumetto incentrato sulle vicende di una donna che si spaccia per uomo, si infiltra nella criminalità organizzata, e compie la sua vendetta.
Le ragioni per cui il fumetto ha destato tanto scalpore nell'ambiente degli addetti al settore sono molteplici e poco hanno a che fare con il fatto che l'albo sia, palesemente, un lavoro amatoriale realizzato da sprovveduti.
Il primo elemento da tenere in conto è che il fumetto è dato alle stampe e distribuito su scala nazionale da una casa editrice del tutto nuova. Il secondo elemento è che il fumetto è distribuito non solo in edicola, ma pure nelle librerie pugliesi e nei supermercati della regione. Il terzo elemento è che, prima ancora che l'albo uscisse, i quotidiani già ne parlavano, e non sono solo quelli legati al territorio della Puglia ma il Sole 24 ore.
Inoltre, il fumetto ha goduto di un product placement nella fiction televisiva Braccialetti Rossi, in onda sulla Rai, in prima serata. Infine, il fatto che tanto il coordinamento per la cultura della legalità, quanto la commissione parlamentare antimafia si sono scagliati contro il fumetto, chiedendone il ritiro dalle edicole (cosa che ha generato tutta un'altra serie di articoli su scala nazionale).
Adesso, la verità è che di prodotti come Lady Mafia ce ne sono sempre stati nel mondo dell'editoria a fumetti e sempre ce ne saranno e di solito nascono da qualcuno che entra in possesso di una cospicua quantità di soldi e decide di realizzare il sogno della sua vita: fare un fumetto.
Ve lo ricordate il Kill Killer di Roberto Galati? Un fumetto che aveva la qualità e in contenuti dei disegnini che si possono leggere sulle piastrelle dei bagni degli Autogril, mandato alle stampe con una tiratura nazionale, a spese del suo stesso creatore. Qualche numero in edicola e, finiti i soldi dell'eredità, di Kill Killer e di Roberto Galati non se ne è sentito più parlare.
E questa sarà la fine che farà Lady Mafia.
Potremmo chiudere la questione qui e occuparci di altro ma, secondo me, ci sono alcune lezioni da apprendere da Lady Mafia.

Lady Mafia è un prodotto ben distribuito e con alcune idee commerciali interessanti. La distribuzione in offerta nei supermercati, per esempio, è una buona idea.

- Il product placement nella fiction Braccialetti Rossi è una cosa che si ottiene solo con un forte investimento o con dei contatti davvero, davvero buoni. Fa strano pensare che riescano a metterlo in atto dei signor nessuno, no?

- Il far parlare i quotidiani (e in special modo Il Sole 24 Ore) del prodotto prima ancora che questo fosse in edicola non solo è segno di un ufficio stampa capace e ben introdotto ma significa pure che il prodotto, pur nel suo essere becero, ha una qualità che tante opere di gran lunga ben più meritevoli, non hanno: è notiziabile. Fornisce, in sostanza, qualcosa di cui i giornalisti possono parlare.
Ragionateci: la Sergio Bonelli Editore fa un nuovo fumetto. Dov'è la notizia? La SBE fa sempre nuovi fumetti. Li fa bene, certo, ma questo ai giornalisti non interessa. La ragione per cui nella fase di lancio di Orfani ho battuto così tanto sull'investimento economico fatto dalla SBE per produrlo è perché quello era qualcosa di reale e concreto che i giornalisti avrebbero capito e in cui avrebbero visto una notizia. E, infatti, di Orfani, grazie al lavoro di un bravo ufficio stampa e a questo elemento (oltre alla novità del colore) hanno parlato tutti.
Adesso, Lady Mafia parla di mafia. La mafia è qualcosa che i giornalisti capiscono e che capiscono i lettori perché appartiene al nostro mondo reale. Un fumetto che tratta la mafia, è un fumetto di cui si può parlare. Specie se lo fa in maniera becera e superficiale (offrendo quindi il fianco alle solite facili polemiche sulla pochezza del medium fumetto e via dicendo).
La stessa cosa è successa con Mater Morbi. I giornalisti ne parlarono perché era un buon fumetto? No. Ne parlarono perché il tema della storia era tangente a quello dell'eutanasia e del testamento biologico, elementi che in quel periodo, a causa del caso Englaro, erano al centro dell'attenzione.
Lady Mafia, come Mater Morbi, ha ottenuto attenzione perché è riconducibile al mondo reale. Poco importa poi che sia un fumetto tremendo.
E magari, questa cosa di realizzare opere che riflettano in qualche modo il mondo reale e quello che succede nell'oggi, sarebbe una cosa da tenere a mente. Giusto per dire, è stata parte anche del successo di Dylan Dog  ed è sicuramente elemento fondante del successo di Zerocalcare.

- La questione del ritiro dalle edicole. Proprio come per Mater Morbi, appena un fumetto tocca un argomento sensibile, in Italia si alza qualche trombone a criticarlo e, nei casi più estremi, a chiederne il ritiro.
Questo ci dice una cosa importante: che gran parte dei nostri fumetti sono ignorati perché non toccano mai argomenti sensibili. Sono, in sostanza, culturalmente innocui e quindi trascurabili.
E mi sa che questa non è una cosa tanto positiva, no?
Il secondo aspetto che mi fa piuttosto ridere (per modo di dire) è che se un fumetto piace ai lettori e agli addetti ai lavori, se -in sostanza - è approvato dalla comunità fumettistica, allora quando qualcuno cerca di censurarlo in qualche maniera, c'è una reazione forte e indignata.
Se, invece, il fumetto è schifato da suddetta comunità, allora se ne può chiedere il ritiro senza che nessuno dica nulla. Anzi, capita pure che ci sia qualche applauso.
Dal mio punto di vista, la censura fa schifo sia nei confronti dei fumetti belli, sia nei confronti dei fumetti brutti e le polemiche sorte intorno a Lady Mafia sono una roba da condannare senza appello a prescindere.

E con questo, la chiudo qui.
Che di questa cosa se ne è parlato sin troppo.




22.2.14

Napoli Ground Zero


Di tanto in tanto il governo, le istituzioni, gli enti culturali e i media in genere, ci ricordano quanto è brutto il razzismo e quanto l'Italia si debba ancora dare da fare per l'integrazione. Che è una cosa giusta, sia chiaro.
Come è giusto che un personaggio pubblico nazional popolare non si sognerebbe mai di presentare un ospite di colore e dirgli che ha il ritmo nel sangue, o di storpiare il suo nome, o di scimmiottare con fare scimmiesco la sua lingua, o dirgli che l'unico modo per distrarre quattro negri che stanno violentando una ragazza bianca è lanciargli una palla da basket.
Però, i terroni mica sono negri.
E allora, se sei un comico,  puoi chiedere al tuo ospite se sono "meglio i sigari di Cuba o le Camel di contrabbando di Napoli". Puoi storpiare il nome della sua canzone tutte le volte che lo pronunci, irridendolo.
Puoi dire che un cantante piange ed esulta perché è napoletano, non perché ha appena vinto Sanremo. 
Se sei un comico, puoi dire "Chi se ne fotte della terra dei fuochi..." o puoi commentare l'invito di un cantante napoletano ad alzare le mani dicendo "sì, così passa il tuo compare e ci ciula il portafogli, vecchio trucco".
E poco importa se il bersaglio non è di Napoli ma di Salerno.
Napoli è uno stato della mente, una macroregione che rende napoletano ogni campano.
I terroni non sono specie protetta che viene da fuori. I terroni sono roba nostra. Li possiamo prendere per il culo quanto ci pare, senza paura che nessuno possa dirci nulla.
Del resto, quando gli USA mettevano i negri, gli indiani e i giapponesi naturalizzati in prima linea, noi ci mettevamo i terroni... e una ragione ci sarà, no?
Perché non è che noi siamo razzisti. E' loro che sono napoletani. 
O di Salerno.


8.2.14

4 Hoods



Dunque, i pupazzi li ho trovati.La storia, pure.
E il nome, anche.
Adesso mancano: il tempo, il talento per farla bene, e un editore.
Ci posso lavorare.

Ah... L'AVVENTURA!



7.2.14

Robocop 2014 - la recensione -


Potrei parlarvi del fatto che Robocop usa una pistola taser.
E chiudere il discorso.
Oppure potrei approfondire, e dirvi che il piano satirico-ironico è di grana così grossa che tanto valeva mettere in sovrimpressione la scritta #SARCASM# quando necessario.
Oppure che non ci sono cattivi.
Che non c'è sesso.
Che non c'è cocaina o droghe di altro tipo.
Che Murphy ha tutti i ricordi, poi li perde, poi li ritrova e fa le faccette.
Che non c'è una goccia di sangue che sia una.
Che l'ED 209 è stato trasformato in tappezzeria e comunque sembra un Gekko di Metal Gear Solid.
Che Murphy viene ucciso facendogli esplodere l'auto.
In campo lungo.
Che non si vede quando lo ricostruiscono.
Che mentre lo guardi ti viene da pensare che forse la serie televisiva non era tanto male.

E via dicendo.

Ma sapete che c'è? E' inutile.
Perché il Robocop del 2014 non è brutto se messo in confronto con il capolavoro originale di cui è il remake.
E' brutto e basta.

Scritto male, con brutti effetti, zero ritmo, pochissime idee, personaggi negativi debolissimi, uno scontro conclusivo girato con due spiccioli e un finale con un anticlimax inspiegabile.
Peccato perché il regista era bravo. E il redesign di Robocon non malvagio.
Ma questa sera non giocano i Tiger.
E questo film non vale la pena di comprarlo nemmeno per un dollaro.